Accedi |

Immersioni e studi nella riserva WWF di Miramare a Trieste

di Fabio Scarpa e Roberto Odorico

 


Questo è un articolo scritto dal sottoscritto Fabio Scarpa che ha anche effettuato le foto subacquee, che riporta una chiacchierata con Roberto Odorico, responsabile delle attività subacquee della riserva Miramare di Trieste, che siamo onorati abbia partecipato alla stesura dello scritto.

 

Ciao Roberto, hai visto che sono venuto anche quest’anno, racconta in due parole qualcosa sulla riserva

L’Area Marina Protetta di Miramare istituita nel 1986 dal Ministero dell’Ambiente nel 1986 e gestita dal WWF, è sita presso l’omonimo castello incastrata tra il porticciolo turistico di Grignano e la riviera di Barcola e consta di 30 ettari nei quali è assolutamente interdetta qualsiasi attività umana sia da terra che dall’acqua, ed è circondata da una riserva cuscinetto denominata buffer di 90 ettari dove le attività umane sono fortemente limitate, questo perché i pescatori si mettevano al limite dell’area protetta con le lampare per attirare i pesci con le luci e pescare senza infrangere la legge.

 

Come mai ci si può immergere nell’area interdetta alle attività?

All’interno dell’area a protezione integrale è stato studiato un corridoio di circa 1 ettaro, in corrispondenza con la scogliera del Castello di Miramare, in cui vengono concesse le visite subacquee con autorespiratore esclusivamente previa prenotazione ed accompagnati e seguiti da una guida professionista autorizzata.
L’ambiente poi viene tenuto sotto controllo da una serie di dispositivi ed attività scientifiche svolte direttamente dall’ente gestore.

 

Come vengono tenute sotto controllo le risorse biologiche?

Dal 1989 per caratterizzare in modo incruento le risorse e controllare la comunità ittica dell’area protetta si utilizza una tecnica di censimento visivo mediante osservazioni dirette, con video camera subacquea e più recentemente mediante tecniche di indagine acustica con l’utilizzo idrofoni ed ecoscandaglio.
Dal 1992 la riserva marina conduce un programma di monitoraggio chimico-fisico supportato dalla presenza di una boa oceanografica che registra in continuo dati relativi ad aria ed acqua dell’area tutelata.
Per monitorare particolari punti o situazioni, viene utilizzata invece una sonda interfacciata ad un PC portatile che fornisce delle misurazioni di temperatura, profondità, percentuale di saturazione dell’ossigeno, acidità (pH), conducibilità, potenziale di ossido-riduzione, fluorescenza emessa dalla clorofilla a e torbidità. I dati sono registrati simultaneamente a profondità determinate in modo da ottenere un’immagine completa di tutta la colonna d’acqua. Da questi parametri se ne ricavano altri quali la densità e la salinità.
Un tipo di monitoraggio introdotto in Riserva (in collaborazione con l’Università degli studi di Trieste) riguarda lo studio della luce nelle sue componenti e in relazione all’abbondanza di fitoplancton.
A partire dal 2001 in prossimità della boa oceanografica presso 2 stazioni sono stati condotti campionamenti per la determinazione fluorimetrica della clorofilla A, spettrofotometrica dell’assorbimento del particellato totale, detritico sospeso e, per differenza, della frazione vivente.

 

Quali specie ittiche potrebbero rappresentare Miramare?

Una specie commerciale particolarmente importante per il golfo di Trieste, dopo il pesce azzurro, è la mormora (Lithognathus mormyrus), di cui si è individuato l’areale di distribuzione entro l’area protetta sfruttando strumentazioni acustiche e “umane”. L’analisi degli ecogrammi derivanti dai campionamenti con l’ecosounder ha consentito di conteggiare i banchi e di valutarne la distribuzione spazio-temporale nell’arco di tempo relativo alla presenza della specie nell’area marina protetta, individuandone durante le stagioni la presenza e/o l’assenza. La conferma della specie che costituiva i banchi è stata effettuata anche tramite videocamera subacquea collegata via cavo ad un’unità video superficiale, montata su natante.

 

 

 

Anche le corvine fanno parte di un programma di studio e ricerca?

 

Si, un’altra specie che peraltro indica una certa “tranquillità dei fondali” è la corvina (Sciaena umbra) che arriva in banchi particolarmente numerosi nell’area protetta intorno a marzo per allontanarsi nei primi giorni di novembre.

La corvina durante il periodo di residenza entro l’area protetta è stata censita con osservazioni dirette. Il fatto di emettere suoni durante il periodo riproduttivo è stato studiato tramite idrofono e registratore digitale. La catalogazione dei suoni prodotti ha consentito di analizzare l’attività delle specie nell’arco delle 24 ore e dell’intero periodo di permanenza nel parco, almeno della parte della comunità ittica che vive associata in banchi nella parte più profonda, ampia e con acqua generalmente torbida.

L’energia acustica prodotta dallo strumento nel tragitto dal trasduttore al fondo colpisce qualunque pesce o banco che si trova nel mezzo, un ricevitore riceve l’energia riflessa e un computer la gestisce in un grafico detto ecogramma, la cui analisi interpretativa ne ha consentito il conteggio dei banchi e la valutazione della distribuzione temporale nell’arco dell’anno.

 

Ed ecco un piccolo banco di Corvine (Sciaena umbra) all’interno di un’anfratto.

 

 

Vengono studiati anche dei pesci da fondo?

Dal 1997 al 2004 si è indagato sull’etologia del ghiozzo bocca rossa (Gobius cruentatus) confrontando analisi in situ ed in laboratorio allo scopo di verificarne il comportamento riproduttivo e agonistico quale esempio di specie territoriale. I gobidi emettono suoni durante il corteggiamento per attirare la femmina nella tana o per scacciare gli intrusi dal loro territorio. Sulla base di osservazioni compiute in mare da altri ricercatori in passato si è ipotizzato che la specie Gobius cruentatus emetta suoni in diversi contesti comportamentali.


 

Nell’immersione ho notato molte Pinne nobilis rispetto agli anni precedenti, che cosa è successo?

Anche a Miramare si può osservare questo evento abbastanza interessante che molti sub ci hanno segnalato. Pinna nobilis è Il più grande mollusco bivalve endemico del Mediterraneo che raggiunge quasi il metro di lunghezza. Lo si trova per 1/3 infossato nel substrato mentre i rimanenti 2/3 sporgono dalla sabbia, si nutre e respira aprendo e chiudendo le valve in base all’intensità della luce.
Attualmente gode di un regime di protezione stabilito dalla Convenzione di Barcellona (1995) e dalla Direttiva Habitat della Comunità Europea (43/92).
Attualmente viene protetta dopo essere stata sfruttata, non solo dai pescatori, per l’estrazione del bisso utilizzato per le reti da pesca fin dall’antichità, ma fino al secolo scorso per un tipo di seta molto pregiato e lavorato soprattutto al Sud.
Salvaguardare questo animale significa anche salvaguardare il suo habitat naturale messo in pericolo dalla pressione antropica.

Ne era rimasta solamente una, eccola qua in splendida forma


 

che lasciata crescere nella zona protetta, ha potuto emettere le larve. Un periodo particolarmente favorevole probabilmente ha consentito a tante Pinna nobilis di ripopolare vaste zone dell’alto Adriatico con piccoli esemplari. Dopo 3 anni di protezione attualmente all’interno della riserva se ne contano 171, che sono state censite, identificate mediante una specifica targhetta numerata e catalogate.
La densità della pinna nell’area è di circa 20 individui ogni 100m² di area campionata, la densità più alta finora osservata, a questo contribuisce la presenza nell’Alto Adriatico di bassi fondali e la ricchezza di nutrienti disciolti che rende tale mare pescoso e molto ricco di biodiversità.
In senso più ampio le riserve marine, indipendentemente dalla loro estensione, sono sempre associate ad alti valori di densità, dimensioni e diversità specifica e possono rivelarsi essenziali per mantenere uno stock di riproduttori che attraverso l’effetto di fuoriuscita di larve (spill-over) possono incrementare le risorse marine viventi.
Analizzando la distribuzione delle taglie e quindi delle classi di età nei diversi siti campionati in golfo di Trieste, si osserva la presenza, soprattutto a Miramare, di molti esemplari giovani.

Questo ultimo dato, starebbe ad indicare un buon tasso di riproduzione e attecchimento e quindi eleggere l’area protetta Miramare a serbatoio per il mantenimento di questa specie.

Sotto due immagini di pinna (Pinna nobilis) di circa 3 anni di età alte circa 25cm.

 

 

Sotto una carrellata di foto di vari organismi residenti all’interno dell’area Miramare, che ho “catturato” nelle due immersioni effettuate in tale area, generalmente i nostri mari sono snobbati dai sub che preferiscono i mari tropicali, indiscutibilmente gli ultimi offrono dei colori irraggiungibili nei mari temperati come i nostri, ma sapendo osservare, ed avendo un po’ di pazienza si possono riscontrare una quantità di organismi decisamente interessanti anche nei nostri mari, giudicate voi.

Cominciamo con delle spugne (Aplysina aerophoba)

 

Aplysina aerophoba


 

Dysidea avara


 

Crambe crambe



 

Tethya aurantium


 

Gli opercoli di una spugna


 

Porella cervicornis a sinistra in basso e Haliclona meditteranea al centro in alto


 

Ircinia oros


 

Spugna in gemmazione


 

Una parete verticale di anemoni (Anemonia sulcata)


 

Passiamo ai policheti con uno spirografo (Sabella spallanzanii)


 

Una Protula tubularia


 

Una Serpula vermicularis


 

 

Ho visto dei ricci ricoperti di frammenti di conchiglie

Alcuni ricci di mare (Sphaerechinus granularis) si coprono con dei pezzi di conchiglie per mimetizzarsi


 

 

Le oloturie hanno un sistema di difesa particolare vero?

Decisamente, una oloturia (Holothuria tubulosa) possiede 5 intestini, se minacciata ne espelle uno come esca che non essendo commestibile fa desistere il predatore, si nutre come un lombrico, assume il fondo e lo espelle pulito


 

 

C’è anche un corallo mi sembra

Si, c’è un corallo duro, l’unico presente nella zona il Cladocora caespitosa


 

 

Ho visto anche questo nudibranco, sono incredibilmente belli

Questo coloratissimo nudibranco è un Chromodoris luteorosea, come tutti i nudibranchi devono il nome al fatto che hanno la particolarità di possedere le branchie esterne


 

Non potevano mancare i pesci, cominciamo con uno sciarrano (Serranus scriba)


 

Un banco di saraghi fasciati (Diplodus vulgaris)


 

Un banco di acciughe (Engraulis encrasicolus)


 

Un banco di salpe (Sarpa salpa)


 

Un banco di castagnole adulte (Chromis chromis)


 

Due giovani e colorati esemplari di castagnole


 

Un colorato tordo pavone (Symphodus tinca)


 

Un tordo musolungo (Symphodus rostratus)


 

Un tordo nero maschio (Labrus merula)


 

Come ultimi, alcuni pesci da fondo, una bavosa bianca (Parablennus rouxi)


 

Un ghiozzo (Gobius geniporus)


 

Una triglia da scoglio (Mullus surmuletus)


 

 

Ringraziamo sentitamente i responsabili della riserva Miramare per la concessione alla pubblicazione delle foto, concessione non scontata dataci in quanto siamo un’associazione di amanti della natura nel rispetto di tutte le sue forme, e non a scopo di lucro

http://www.riservamarinamiramare.it/

un ringraziamento anche agli amici del club subacqueo Medoacus con il quale condivido questa passione

http://www.submedoacus.it/

E’ assolutamente vietata la riproduzione anche parziale di qualsiasi testo o foto, se non previa autorizzazione da parte dei responsabili della riserva Miramare di Trieste o del WWF.

Gli eventuali trasgressori saranno perseguiti a termini di legge.